Lettere a Tito n. 418: lo scrittore calabrese Leonardo Mastìa di Campana al suo terzo romanzo

Leonardo Mastia


  25 agosto 2022 14:11

di DOMENICO LANCIANO

Caro Tito, “Il sole d’argento” è nelle principali librerie e nel web da martedì 06 settembre 2022, edito da “RCS – Rizzoli Corriere della Sera – Media Group SpA” di Milano con il marchio “Cairo”. Ho chiesto all’Autore, avvocato Leonardo Mastìa (nostro conterraneo, essendo nato a Campana, il paese dei giganti di pietra, posto sul lato jonico della pre-Sila cosentina) il perché di questo “sole d’argento”. Ecco cosa mi ha risposto.

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“Perché la storia che racconto, la trama, gli stessi personaggi, appaiono perennemente in un guado che non è mai del tutto chiaro e luminoso, né mai completamente buio. D’altronde è l’esistenza di ciascuno di noi che scorre in chiaro-scuro, neghittosa ed indolente, sotto un “sole d’argento”. Resta intatto, nelle pagine del libro, solo lo splendore, la magnificenza, di una città fantastica come Napoli, la generosità e l’autoironia della gente”.

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E, allora, diamo uno sguardo alla storia raccontata in questo romanzo che, per Leonardo Mastia, è il terzo dato alle stampe, dopo “Il Viale degli Angeli (Boulevard Sérurier)” Editore Guida – Napoli 2011 (296 pagine) e “Nebbie” NPE – Nicola Pesce Editore – Lucca 2017 (206 pagine).

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LA TRAMA

Caro Tito, a mio modesto parere, sono quattro i protagonisti di questo romanzo: Napoli, Terenzio, don Mimì e il Fato. Terenzio è un giovane carabiniere calabrese che, originario delle montagne della Sila dove il padre è il custode di una importante diga, presta servizio in una caserma nel centro storico di Napoli, città osannata e cooprotagonista (quasi complice) della storia che si svolge negli ultimi quarant’anni, quindi nostra contemporanea. La vita del carabiniere s’incrocia con don Mimì, una figura bonaria e altruista di truffatore, sicuramente non criminale, che però incappa in una pesante indagine giudiziaria. Terenzio è uno della squadra dei carabinieri che esegue l’arresto di questo personaggio tipico o leggendario napoletano dei quartieri popolari. Condannato a 7 anni di carcere, don Mimì esce distrutto da questa esperienza detentiva che gli disgrega la bella famiglia, ma alla fine viene salvato da una sua ammiratrice bergamasca, la quale lo porta con sé in Padania. Alla prematura morte di costei, è costretto a tornare a Napoli, ospite di una casa di riposo per anziani e disabili.

Nel frattempo Terenzio vive la sua semplice ma mediocre e quasi insignificante vita da scapolo fino a quando, già uomo maturo, non decide di sposare Stefania una saggia e bella commessa che, originaria della magnifica Costiera amalfitana, lavora in un negozio partenopeo. Costei è una delle poche figure pienamente normali e positive del libro. Il racconto ci mostra Terenzio come fedele uomo delle istituzioni, ma nel privato una persona assai inquieta ed irrisolta soprattutto a causa di un tragico episodio che ha sconvolto la sua vita e quella dei propri genitori, a tal punto che la madre ne muore anzitempo e fa vivacchiare il padre in estrema solitudine, vinto dal dolore, ricurvo su sé stesso e sempre più assente persino a sé stesso ed invecchiato.

Alla base di questa distruzione familiare c’è un mortale incidente capitato ad Andrea, il fratellino cui Terenzio doveva badare ma che per una “fatale” distrazione muore cadendo dalla diga poco prima di andare a scuola, insieme come ogni giorno. La morte del fratellino diventa così il tarlo esistenziale di Terenzio; la causa principale dei suoi incubi ricorrenti e della sua complessa instabilità. Nonostante ciò, riesce a fare una dignitosa carriera nell’Arma fino a diventare maresciallo. Si capisce che non ha avuto o non ha voluto avere figli.

Dopo un salto di parecchi anni, troviamo Terenzio alle soglie della pensione, in quella che possiamo considerare l’ultima missione operativa da carabiniere prima di ritirarsi a vita privata nel paese della moglie nella stupenda e solare Costiera amalfitana. Infatti deve partecipare ad una delicata indagine e alla conseguente irruzione notturna in una casa di riposo dove gli anziani vengono maltrattati e dove, in modo del tutto sorprendente, scopre che uno dei pazienti è proprio don Mimì con il quale, in un certo senso, si “riconcilia” almeno umanamente in un dialogo breve ma rivelatore dei reciproci sentimenti.

La frase che conclude emblematicamente il romanzo viene siglata dal “Fato” che tutto ricopre e quasi giustifica con il suo imporre agli umani le proprie ed antiche leggi che non sono quelle della società cosiddetta civile: “Qualcuno spense i due potenti fari che avevano illuminato la scena. Si chiuse anche il cerchio della vita di don Mimì. Tutto ritornò nel dominio del fato”. Conoscendo Leonardo Mastìa, non penso proprio che Egli, da grande lottatore, sia d’accordo con il Fato; però descrive quella realtà, comune non soltanto a Napoli. E’ mia convinzione che l’ideologia del Fato è favorita dalle classi dirigenti per tenere il popolo sottomesso e rassegnato. Quasi inerte.

IL FATO

Riprendo l’ultima frase, come filo dell’ordìto di una tela che (come quella del “Fato”) riveste ineluttabilmente le nostre vite. Ma cosa è il “Fato”?… Non è altro che il cosiddetto “destino” ovvero la necessità suprema ed ineluttabile o il potere misterioso ed incontrastabile che sovrasta ognuno di noi, condizionandoci nonostante il nostro più tenace impegno a cercare vie di uscita più dignitose. Infatti, lo stesso Leonardo Mastìa, in altro contesto così si esprime: << Tutti i nostri affanni, tutto ciò che facciamo, tutto ciò per cui lottiamo quotidianamente, giorno dopo giorno, anno dopo anno, viene puntualmente vanificato, se la fortuna non ci è amica, se il destino è avverso >>  ( ).

E’ ben noto che la nostra cultura meridionale sia molto fatalista nella sua tradizione più antica e classica; anche se, poi, con la maggiore circolazione delle idee, negli ultimi settanta anni qualcosa pare sia cambiato a riguardo. Tuttavia il nostro popolo, nel suo zoccolo più puro e duro, resta fatalista, pur sostituendo il Fato persino con il Dio cristiano. Ma fatalisti sono tanti altri popoli, oltre a quelli mediterranei.

E, se ho ben capito, “il sole d’argento” è proprio questo Fato che ci induce o addirittura ci costringe ad essere neghittosi e indolenti nei confronti della vita individuale e sociale. E’ più comodo, infatti, adagiarsi sul Fato che non reagire e prendere in mano la propri esistenza personale e collettiva. Credere nel Fato è un modo per soffrire di meno, accettando la propria condizione che il più delle volte è precaria quando non misera ed indegna di un qualsiasi essere umano, di una società veramente civile e protagonista. Di lotta. Comunque bisogna pur dire che il Fato è adottato solitamente persino da chi ha lottato tanto senza aver potuto risolvere nulla e si rassegna perché non ha più forza per reagire. Come i popoli più antichi quale quello meridionale e partenopeo in particolare, ormai stanchi di millenni. Tutt’altro discorso coglie i popoli più giovani ed intraprendenti. Forse il fato è veramente questione di anagrafe personale e anche storica.

NAPOLI

Caro Tito, in altra occasione ti ho già scritto che uno dei miracoli di Napoli è che è l’unica vera “Città” esistente al mondo, tutte le altre sono “agglomerati” e come tali hanno molteplici anime. Napoli ha una sola anima. Fin dalla sua più antica nascita. E anche chi viene da fuori (e ne fa poi parte) entra per sempre in questa grande anima, poiché se ne innamora a tal punto da identificarsi con Lei e diventa, a tutti gli effetti ed affetti, “napoletano”… una peculiarità esistenziale conosciuta distintamente in tutto il mondo.

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Mi sono sempre chiesto per quale motivo, il regista napoletano Paolo Sorrentino abbia girato a Roma e su Roma il suo film (premio Oscar 2014) “La grande bellezza” mentre invece gli sarebbe stato più facile e con più merito ed efficacia incentrarlo proprio sulla sua Napoli. Perché a mio parere e a parere di milioni di altre persone è proprio e soltanto Napoli la vera grande bellezza. L’unica per una città così tanto omogenea. Le altre offrono sì fascinazione ma non “bellezza” che è un concetto ben diverso che si costruisce con i millenni e a ben determinate condizioni. Sono, questi, gli incomprensibili paradossi che esulano dalla logica e persino dall’amore che sicuramente Sorrentino nutre per la sua Napoli.

Invece, questa operazione di raccontare la grande bellezza di Napoli riesce a Leonardo Mastìa che si dichiara totalmente innamorato di questa “Città” la quale fa da sfondo all’intera storia de “Il sole d’argento”. I quartieri, la lingua, i vicoli, il mare, i monumenti, le chiese, l’arte presepiale, la genialità e la generosità di un popolo intero. Ma anche l’autoironia, lo spirito e l’innata “arte di arrangiarsi” in qualsiasi occasione (come, ad esempio, l’uomo agli arresti domiciliari che canta dal balcone e ne trae risorsa per campare).

Chi conosce ed ama Napoli non inciampa mai sui soliti “stereotipi” (i rifiuti, la camorra, ecc. ecc.). Mastìa riesce ad entrare nell’anima di Napoli e a descriverne “la grande bellezza” facendo trasparire gli aspetti più positivi, quelli umani e sociali di comunità presenti in questo magico Luogo da millenni, quando nacque Partenope.

LA LETTERATURA DI LOTTA IN LEONARDO MASTIA

Per tentare di capire meglio i valori ricorrenti e lo stile di scrittura di Leonardo Mastìa, sarebbe più utile aver letto i suoi due precedenti romanzi, tratti dalla realtà dolorosa (familiare il primo, sociale il secondo). Infatti, nel primo libro “Il Viale degli Angeli (Boulevard Sérurier)” (2011) l’Autore racconta la tenace lotta intrapresa per salvare il figlioletto Antonio da una terribile malattia, ricorrendo ai migliori ospedali italiani e persino ad un importante ospedale di oncologia pediatrica di Parigi. La perdita di questo figlio è stata devastante per tutta la famiglia. Nonostante ciò, la scrittura di questo romanzo autobiografico ed altre iniziative utili a ricordare tutti gli Antonio del mondo rappresentano un modo concreto ed efficace di reagire all’avverso destino, al fato. Comunque, in questi casi, la scrittura diventa terapeutica e lungimirante.

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Se ho capito bene, la figura di Andrea (caduto dalla diga in questo terzo romanzo “Il sole d’argento”) è per Terenzio il medesimo tarlo dell’Autore, anche a distanza di molti anni, per la perdita del figlioletto Antonio. Così, Leonardo Mastìa (che per il suo ruolo di avvocato penalista è immerso nella grande sofferenza umana quotidiana) cerca con la ripetuta scrittura di esorcizzare il fato. Cerca di reagire, anche se alla fine sarà perdente. Infatti un conto è essere perdenti da rassegnati e avviliti, un conto è essere perdenti dopo una lunga ed estenuante lotta. Tutti gli eroi positivi, fin dall’epopea più antica (come Ettore, Enea, ecc.), restano epici e più cari al nostro cuore e alla nostra mente nei confronti dei vincitori furbi e sleali come Ulisse di cui, certo, ammiriamo le gesta, però i vincitori non hanno certo il carisma dei vinti.

Lotta pure il protagonista del secondo romanzo “Nebbie” (2017) Mario. Questi, spinto da nobili ideali che sembrano però irraggiungibili, cerca di contrastare il decadimento e l’incuria della sua terra del Sud, quotidianamente mortificata dalla piaga dei roghi inquinanti, delle discariche abusive e nocive, dalle esalazioni venefiche, dalla criminalità organizzata al servizio dei poteri forti mercantili (interni ed esterni) che si trasformano in spietati mercanti di morte. Se la Napoli del terzo volume ha un sole d’argento, la Campania di Mario è avvolta da “nebbie” fitte e difficili da diradare.

Leonardo Mastìa, attraverso i suoi personaggi epici, tratti dalla realtà quotidiana, lotta per il presente e per futuro. E, alla fine di ogni lettura dei suoi tre romanzi, non possiamo non chiederci: “E io cosa faccio per un mondo migliore?”… Un interrogativo che può apparire molto scomodo per chi si è rifugiato nelle mollezze del lusso, del disimpegno, dell’indifferenza o dell’apatìa con l’illusione di risultare esente dalle tempeste, spesso mortali, della vita. Un interrogativo che ci invita tutti all’unità nel combattere insieme le avversità … altrimenti tutti, indistintamente tutti, volenti o nolenti, saremo vittima della nostra stessa ignavia. Questo è il messaggio finale di ognuna delle tre Opere narrative. E non è una esortazione da poco, vista e considerata la realtà che oggi si fa sempre più difficile, anche a livelli globali con un pianeta molto malato, con le guerre (anche alle porte di casa), con tutto un sistema corruttivo universale che ignora o non vuole affrontare gli aspetti già di per sé stessi negativi esistenti in natura. Infatti è da folli aggiungere sofferenza a sofferenza.

STILE INCONFONDIBILE

Caro Tito, non ho mai ascoltato le arringhe difensive dell’avvocato Leonardo Mastìa nei tribunali. Immagino che il suo linguaggio possa essere stringato ed efficace come lo è la sua scrittura. Frasi brevi, ma molto descrittive. Spesso intimistiche, a volte persino assai poetiche. Sempre profondamente umane ed etiche. Efficaci. E, come un buon avvocato, Egli cerca di parlare soprattutto all’intelligenza del cuore, poiché sovente così si ha più probabilità di conquistare pure l’intelligenza della mente. E, probabilmente, in questo suo scrivere, risente della spontaneità e dell’essenzialità della gente e dei luoghi di montagna a Lui cari (il suo paese natìo è ad oltre 600 metri sul livello del mare, nella pre-Sila orientale, distante dallo Jonio circa 30 km di strada e appena 12 km a linea d’aria). Ma risente anche delle lunghe e profonde solitudini ambientali e spirituali. Solitudini pure di studio.

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Ci sarebbe tanto da dire e da evidenziare sulle caratteristiche tematiche e di scrittura di Mastìa. Spero proprio che qualcuno possa realizzare uno saggio approfondito sulla sua Opera. Sicuramente, come dovrebbe essere ovvio, il modo di scrivere ricalca il modo di vivere e di pensare. Così il nostro Autore, specialmente alla sua terza esperienza editoriale, dimostra ancora una volta di essere un grande uomo e un grande scrittore. Inoltre dimostra di tenere a cuore numerosi sentimenti sociali ed umanitari. Infatti potrebbe essere definito “scrittore etico” poiché tale si conferma, romanzo dopo romanzo.

In particolare, con il primo romanzo, ha evidenziato le tante (se non proprio tutte) problematiche della e sulla salute e, quindi, dell’organizzazione sanitaria italiana ed europea, quasi volesse suggerire che è necessario fare “l’Europa della Salute” così come, un mesetto fa, ho evidenziato l’urgenza di realizzare il “Partito della Salute”. Pure perché oggi come oggi la salute delle persone e del pianeta è fin troppo bistrattata e corriamo davvero tutti il rischio dell’autodistruzione da qui a qualche generazione. C’è tanto da riflettere ed agire! Dovremmo spegnere le “distrazioni di massa” e concentrarci sulla nostra salvezza.

Non a caso, pure nel secondo romanzo, ha insistito sulla necessità dell’ecologia personale, sociale ed ambientale a 360 gradi. Oggi potrebbe dare un allarme di salvezza globale, sollecitandoci ad aprire gli occhi, a prendere piena coscienza delle emergenze in atto e di porre fine (almeno da parte dei più responsabili) all’indegna abbuffata consumistica che sperpera energie e mette in ginocchio il nostro habitat vitale. Insomma, basta con gli insulti eco-sociali al nostro pianeta e all’intera umanità. Il disimpegno, la spensieratezza e l’esagerazione consumistica (spesso a spese di tanti altri popoli indifesi) e l’incoscienza comportamentale deve terminare definitivamente. Altrimenti sarà catastrofe per tutti. E già ne stiamo subendo le premesse con le spaventose distruzioni di un clima impazzito, come in questa estate 2022.

LA RICREAZIONE E’ FINITA

Caro Tito, dobbiamo ringraziare il nostro conterraneo Leonardo Mastìa, il quale con i suoi tre romanzi ci presenta storie e situazioni molto toccanti e ci invita a riflettere sul destino nostro personale e dell’intero genere umano. Le sue tre Opere hanno oggi più valore, in presenza di un peggioramento del panorama mondiale per lo scontro sempre più pericoloso che, coinvolgendo i blocchi politici e le potenze regionali e globali, ha nelle guerre in atto e in quelle possibili un aspetto ingiustificato quanto criminale, assolutamente da disinnescare. Così come bisognerebbe disinnescare prima possibile le bombe climatiche-ambientali che aumentano la loro distruttività, a volte come e più delle guerre convenzionali. Il nuovo disordine mondiale sta giungendo a livelli non più sostenibili e tali da compromettere la vita delle presenti e delle future generazioni e dell’unico pianeta che abbiamo. Dobbiamo lavorare tutti per la pace, senza perdere tempo.

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Leonardo Mastìa da anni ci sta esortando di correre ai ripari e ci dice che la ricreazione è finita. Se c’è chi si attarda ancora a sentirsi in vacanza permanente e nel disimpegno più amorale, si affretti a tornare alla realtà e a munirsi degli strumenti più idonei a lottare affinché la violenza e l’autodistruzione non si impossessi completamente di menti deviate, criminali ed assassine. Ci mette urgenza nell’impegno a salvare il salvabile prima che sia troppo tardi per ciascuno di noi e per tutta l’umanità. Come, ad esempio, gli incendi, cui Mastìa ha dedicato grande attenzione nel suo secondo romanzo “Nebbie”. A tale proposito penso che urga prendere seri provvedimenti a livello planetario. Ecco quale è il mio primo suggerimento.

URGE UNA DIREZIONE MONDIALE ONU ANTINCENDI

Caro Tito, la scorsa estate 2021 è stata quella dei più dolorosi e devastanti incendi che io ricordi per la Calabria e il resto d’Italia, ma anche nel resto d’Europa e in tante altre parti del mondo (come nelle grandi foreste dell’Amazzonia, dell’Africa, della Siberia o dell’Indonesia, grandi polmoni del nostro pianeta). L’estate 2022 ripete, in tanti altri luoghi, il medesimo metodo criminale. Stando ai fatti, mi convinco sempre di più che tali incendi siano un atto di sabotaggio e addirittura di guerra per indebolire le Nazioni colpite già da altre situazioni planetarie sospette (come ad esempio il Covid 19). Infatti, gli incendi distruggono e devastano come i missili, i bombardamenti e le bombe, ma a costo quasi zero (basta un fiammifero o qualche litro di benzina per desertificare ampi territori, comprese abitazioni civili, industrie, ecc. ecc.).

Sarei curioso di sapere se le Istituzioni sovranazionali (come Unione Europea e, meglio, l’ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite) stanno pensando o predisponendo una specie di Direzione investigativa e preventiva antincendi. Già tempo fa immaginavo un speciale “Corpo mondiale dei Vigili del Fuoco” in grado di intervenire in modo efficace là dove necessario in tutto il pianeta. Al momento, ritengo e constato che non si prendono adeguati provvedimenti e si sottovaluta l’impatto sul clima e sulla qualità dell’aria di tutti questi incendi, oltre alle distruzioni che valgono davvero una guerra. Si crei perciò una vera e propria “intelligence” contro gli incendi da considerare come atti di terrorismo e persino di guerra occulta.

IL GRANDE DOLORE DEL MONDO

Tra i tanti meriti, Leonardo Mastìa ne ha uno, in particolare: la sua immensa bontà con la quale entra in sintonia e in empatia con il grande dolore del mondo. Non è da tutti. E il suo cruccio è come ridurre tutto questo dolore. Così, nel suo piccolo, sta cercando alleati. Li cerca quando, in ogni parte d’Italia, va a presentare i propri libri. Li cerca con la sua pagina internet ” .  Li cerca nelle amicizie. Nei nuovi contatti. Ha questa vocazione. Sente questa missione.

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Ormai sembra che Egli non abbia nessun altro scopo nella vita che tentare di fare la propria parte nel ridurre il più possibile il grande dolore del mondo. Spero che qualche nostro lettore Lo voglia affiancare e magari lo contatti al seguente indirizzo email  “ilvialedegliangeli@tiscali.it” oppure alla casella di posta personale “leonardomastia@hotmail.com”.

Noi siamo già stati vicini a questo stimatissimo amico con la ” lunedì 26 giugno 2017 e con la ” martedì 03 0ttobre 2017.

SARANNO FILM ?

Quindi, auguri davvero tanti e di tutto cuore, ad Autore ed Editore, affinché “Il sole d’argento” possa avere una molto significativa ed utile diffusione, pure per aiutare questa missione di ridurre il grande dolore del mondo. Auguri e complimenti pure all’Agenzia Letteraria Delia di Salerno che è stata determinante per la pubblicazione nazionale di questo terzo romanzo di Leonardo Mastìa. Tutti i tre racconti si prestano a poter diventare soggetti cinematografici o sceneggiati televisivi. Spero davvero tanto che, in un modo o in un altro, le tre storie possano diventare film e possano raggiungere, pure così, un più largo pubblico a livelli internazionali. Anche con le traduzioni in più lingue. L’avvocato Mastìa lo merita ampiamente! Gliel’ho pure augurato martedì 17 agosto 2022 alle ore 19.43 con messaggio whatsapp.

SALUTISSIMI

Caro Tito, non conosco personalmente l’avvocato calabrese Leonardo Mastia, ormai campano di adozione fin da quando era ragazzo. Però ritengo che sia un “grande uomo” per il coraggio più volte dimostrato in situazioni tali che altri avrebbero cessato di combattere. E, viste le sue tre preziose Opere letterarie, ritengo altresì che sia pure un grande scrittore. Un onore per sé stesso, la famiglia, la città dove vive, la regione di origine, per i suoi editori e per tutti noi. Compito nostro è quello di contribuire a diffondere questi suoi meravigliosi tre figli spirituali: “Il Viale degli Angeli (Boulevard Sérurier)” (2011), “Nebbie” (2017) e “Il sole d’argento” (2022). Personalmente spero tanto che continui a scrivere e a produrre tanti altri pro-memoria di vera civiltà etica ed umanistica. Ne abbiamo fortemente bisogno.

Lettere a Tito n. 418: lo scrittore calabrese Leonardo Mastìa di Campana al suo terzo romanzo