L’agenda delle mostre da vedere questa settimana in tutta Italia

L’agenda delle mostre di inizio settembre non corrisponde a un ‘back to exhibition”. I progetti espositivi ci hanno accompagnato per tutta l’estate, in vacanza o in città, senza lasciare nessun vuoto culturale. Certo, però, le esposizioni di questa settimana si svelano in tutta la loro energia, toccando gli ambiti più diversi e rispondendo alle diverse esigenze di approfondimento. L’interesse per l’arte contemporanea spinge a scegliere tra le tantissime proposte di settembre che spaziano dal disegno alla scultura, con un fiera dedicata, dalla pittura all’arte digitale e al mondo degli NFT. Più in dettaglio, si passa dall’approccio sensibile di un artista che si rapporta con il mondo naturale da cui trae ispirazione, all’astrazione pittorica profondamente concettuale di un altro protagonista della scena contemporanea. Ma ci sono anche un’artista romana che ha saputo raccontare le donne, la sensualità, gli sguardi e un mondo interiore fatto di memorie, rimandi all’infanzia, ispirazioni al mondo delle fiabe ed un’altra per cui il disegno è forma pura, di pensiero e di azione, che invade tutte le tecniche e le superfici utilizzate. Il mondo degli NFT, invece, è esplorato attraverso un’installazione site specific che rivela l’aspetto quantitativo e analitico dei dati raccolti, ma ancora di più la loro dimensione qualitativa, artistica e poetica, mentre la video arte si esprime attraverso due grandi interpreti contemporanei e le loro opere digitali. Da non perdere, tra le mostre di questo mese, la personale dedicata a un importante artista multimediale cinese che ci presenta, in una location inedita, una scultura monumentale di migliaia di pezzi in vetro nero di Murano, per riflettere sul rapporto alienante tra l’uomo e il mondo naturale. E sempre in tema di Cina, si può intraprendere un viaggio appassionante tra le bellissime ceramiche celadon delle manifatture di Yaozhou. Infine, gli appuntamenti culturali di settembre includono un festival che ha come focus l’architettura responsabile, solidale e sostenibile e un progetto di land art che coinvolge artisti italiani e internazionali, invitati a dialogare con il paesaggio, nel parco delle sculture a cielo aperto all’interno della Riserva naturale della Gola del Furlo.

Luisa Rabbia. The Inferno, Broken in Nine Pieces, Bergamo

Il 9 settembre, apre a The Drawing Hall la personale di Luisa Rabbia, curata da Veronica Santi, un progetto espositivo in cui il concetto di disegno rappresenta un punto chiave della ricerca dell’artista, in linea con il focus indagato dallo spazio indipendente di Bergamo. Rabbia, di base a New York, concepisce per l’esposizione nove disegni inediti di grandi dimensioni, realizzati con il pastello a cera che esplorano il tema dell’Inferno, concentrandosi, in particolare, su nove aspetti psicologici-esistenziali di una condizione infernale. L’artista affronta il tema ancestrale del male e, ispirandosi a “La Voragine Infernale”, uno dei cento “Disegni per la divina commedia” commissionati a Sandro Botticelli tra il 1480 e il 1495 da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, rappresenta nei suoi ‘gironi danteschi’ criticità del nostro tempo, quali l’ingiustizia sociale, la guerra, l’aborto, l’ansia o l’impossibilità di agire. Per Luisa Rabbia il disegno non è progettazione o preparatorio, ma forma pura, di pensiero e di azione, che invade tutte le tecniche e le superfici utilizzate, sia bidimensionali sia tridimensionali, quali pietra, ceramica, tela, carta. Fino al 1 ottobre.

www.thedrawinghall.it

Luisa Rabbia, War, 2022, pastelli a cera su acrilico su carta, 114×157 cm

Courtesy l’artista e Peter Blum Gallery, New York. Foto Dario Lasagni

Roberto Ciaccio. Soglie del tempo, Milano

Building ospita la mostra di Roberto Ciaccio, curata da Francesco Tedeschi, dall’8 settembre al 15 ottobre. Le opere esposte, circa quaranta realizzate dall’artista tra il 1994 e il 2011, condividono

un’astrazione pittorica profondamente concettuale, che interpreta i temi chiave della poetica di Ciaccio: in particolare il concetto di soglia, come atmosfera e forma imprendibile del passaggio fra un qui e un altrove, e quello di temporalità, quale tentativo di raccogliere il rapporto fra l’istante e l’essere. Il percorso espositivo si sviluppa intorno a tre diverse diverse tipologie di lavori e tematiche. Le opere con metalli, come ferro e rame, ovvero delle lastre il cui carattere specchiante e la struttura stessa della superficie, intaccata dagli inchiostri o da altre tecniche di lavorazione, realizzano l’effetto di una cornice interna o di una ‘soglia’ sospesa. Quindi monoprints, le più pittoriche dell’esposizione, che si distinguono per le tonalità scure, notturne, che rappresentano il rapporto con il mistero del vuoto, ai confini del nulla, dove una presenza di luminosità interna è però sempre attiva. Infine, opere di carattere fortemente luminoso, chiaro, all’interno delle quali i soggetti del riquadro, dello schermo, della croce, offrono un ulteriore aspetto del grado di trasformazione prodotto dalle ermetiche elaborazioni di Ciaccio, nel passaggio tra una percezione immediata della forma-colore e la sua risonanza interiore, dove il tempo si fa luce.

www.building-gallery.com

roberto ciaccio, ombre, 20102011, painting print, 180 x 123 cm

Roberto Ciaccio, Ombre, 2010-2011, painting print, 180 x 123 cm

Leonardo Morfini

Milano Scultura, Milano

Dal 9 all’11 settembre si rinnova l’appuntamento con “Milano Scultura“, la fiera dedicata alle arti plastiche che in questa sesta edizione è di nuovo ospitata alla Fabbrica del Vapore, sua sede originaria. La manifestazione, ideata e diretta da Ilaria Centola e con la curatela di Valerio Dehò, concepita per ruotare intorno a una tematica specifica ed essere al tempo stesso fiera e progetto espositivo, presenta quest’anno una selezione di oltre 40 tra artisti e gallerie. Nelle opere proposte, talvolta anche nelle dimensioni di installazione, site specific e realizzate nei materiali più diversi, marmo, bronzo, ceramica o materiali di recupero, la scultura non è interpretata solo come linguaggio tradizionale, ma diventa forma espressiva, capace di raccontare le grandi tematiche del presente. Questo grazie anche ai progetti monografici speciali di “Milano Scultura” 2022, di carattere più curatoriale, che esplorano le problematiche contemporanee più attuali, come il rapporto tra uomo e lavoro, il conflitto in corso in Ucraina, i migranti: il progetto site specific Factoryman”, curato da Paolo Asti; la performance “No War – No Crimes” dell’artista e performer Ernesto Jannini; il progetto fotografico-scultoreo “Tutti al mare”, del collettivo R.E.M.I.D.A.

ww.milanoscultura.com

mario costantini, sette pagine per sette stelle, 2021, tecnica fiber art canne e lane colorate

Mario Costantini, Sette pagine per sette stelle, 2021, Tecnica Fiber art (Canne e lane colorate)

courtesy Photo

Mauro Martino. Mapping the NFT Revolution, Milano

Un’installazione site specific che esplora il mondo degli NFT. L’opera di Mauro Martino è allestita, dal 7 al 28 settembre, negli spazi del MEET Digital Culture Center, il primo centro Internazionale per l’arte e la cultura digitale nato a Milano. Di Martino, principal research scientist al MIT-IBM Watson AI Lab (Cambridge, MA, USA) dove ha fondato e dirige il Visual Artificial Intelligence Lab, fin dalla nascita dei primi NFT ha raccolto dati, li ha analizzati ed elaborati. Ora in questa esperienza immersiva rivela l’aspetto quantitativo e analitico dei dati raccolti, ma ancora di più la loro dimensione qualitativa, artistica e poetica, dopo avere creato appositamente per l’installazione nuovi layout e tecniche di visualizzazione. L’esito è un data-film emozionante, risultato ibrido di dati e modelli di Intelligenza Artificiale, frutto all’analisi di oltre 10 milioni di immagini NFT, decine di milioni di contrattazioni nel mercato e centinaia di blockchain. Questa forma estetica nuova, che rappresenta un nuovo territorio in cui inoltrarsi e un mondo Nuovo del mostro tempo rappresenta una vera opera d’arte. L’opera è stata realizzata in collaborazione con Andrea Baronchelli, Luca Stornaiuolo e Philip Abussi.

www.meetcenter.it

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Paolo Salvador. Los últimos días del gato de fuego, Milano

Peres Projects accoglie nei suoi spazi espositivi la personale di Paolo Salvador. Le figure dipinte sulle tele dell’artista peruviano comunicano un senso di intimità e allo stesso tempo compagnia, “un’espressione della cosmovisione andina che osserva un equilibrio tra tutti gli esseri viventi”, si legge nel testo che accompagna la mostra. Mentre i colori di sfondo, legati alla topografia del Perù, interpretano un ambiente surreale e indistinto che si intreccia con i soggetti rappresentati, trascurando qualsiasi elemento che possa inserire questi contesti in una specifica dimensione temporale o spaziale, anche se gli ambienti raffigurati ricordano gli orizzonti dell’Oceano di Lima, città di origine di Salvador. L’artista rivela un approccio alla pittura sensibile e riflessivo che rispecchia le sue opinioni riguardo alla vita, con riferimento alle tradizioni andine che costituiscono il suo background culturale. Spesso, Salvador si rapporta con il mondo naturale e le armonie che lo popolano, nel quale riesce a individuare le trame e motivi intricati ispiratori dei suoi dipinti. Per l’artista, tutto è profondamente intrecciato: scienza, arte e spiritualità; umani, piante e animali, che, invece, sono erroneamente divisi in molte culture moderne, secondo la sua opinione. Interessato ai materiali pittorici, in particolare ai pigmenti naturali, Salvador adotta un approccio olistico alla sua pratica artistica, considerando l’atto di dipingere un’intricata danza con il lavoro che realizza e lasciandosi guidare dall’intuito su come e dove applicare un tono o un gesto. Dal 14 settembre al 7 ottobre.

www.peresprojects.com

paolo salvador, contemplación, 2022 dipinto, olio su tela, 200 x 200 cm

Paolo Salvador, Contemplación, 2022. Dipinto, olio su tela, 200 x 200 cm

Courtesy Peres Projects

Ai Weiwei. La Commedia Umana-Memento Mori, Venezia

L’abbazia di San Giorgio Maggiore, sull’isola di S. Giorgio Maggiore, ospita la personale di Ai WeiWei fino al 27 novembre. Gli splendidi interni della Basilica palladiana e altri ambienti del complesso benedettino fanno da sfondo alle opere dell’artista multimediale cinese, esposte nell’allestimento curato da Weiwei stesso e da Adriano Berengo e Carmelo A. Grasso, includendo, oltre ai lavori storici, una selezione dei più noti e recenti in legno, Lego e porcellana, e un nuovo corpo di sculture in vetro. Proprio in questo ambito si inserisce l’installazione “La Commedia Umana”, vero ‘cuore’ del progetto espositivo veneziano: un’enorme scultura sospesa, larga oltre sei metri e con un’altezza di nove metri, realizzata con oltre 2000 pezzi di vetro nero lavorati a mano dai maestri di Berengo Studio a Murano. “Con Berengo abbiamo idee simili sul vetro e abbiamo creato un nuovo linguaggio. Siamo partiti dalle competenze, da come si produce il vetro in questa fornace, abbiamo reso nuovi tutti i dettagli, e la struttura è molto ambiziosa. Il vetro è un materiale speciale, in sua presenza possiamo riflettere sui rapporti tra vita e morte, e tra tradizione e realtà”, ha spiegato Weiwei. L’imponente chandelier, con studio della luce sviluppato da Luce5, è composto da un’intricata cascata di ossa, organi e oggetti del tutto inattesi, di colore nero, che invitano a riflettere sul rapporto alienante tra l’uomo e il mondo naturale. Dopo il debutto a Roma nel marzo 2022, il lampadario ritorna alle sue origini veneziane, mostrandosi insieme a otto opere in vetro inedite, tra le quali “Brainless Figure in Glass”, un autoritratto concepito attraverso moderne tecnologie e “Glass Toilet Paper”, che indaga la fragilità della nostra società.

www.abbaziasangiorgio.it

www.fondazioneberengo.org

ai weiwei, la commedia umana, 2020

Ai Weiwei, La Commedia Umana, 2020

Francesco Allegretto

SupaVenezia, Venezia

Ha aperto alla galleria A plus A la prima edizione italiana di SupaStore, un progetto ideato nel 1993 a Londra da Sarah Staton, artista e curatrice, che, allestito in varie sedi internazionali, ha ospitato artisti come Andy Warhol, Jeff Koons, Damien Hirst, Chris Ofili, Tracy Emin e Fiona Banner. SupaVenezia, curata dagli studenti della School for Curatorial Studies Venice, si interroga sulla pratica dello shopping come attività sociale, comunitaria, politica ed economica, con un atteggiamento critico riguardo alle dinamiche neocapitalistiche del mercato dell’arte e a una società in cui benessere spesso equivale ad autodistruzione. L’idea di mercato è riproposta da SupaStore attraverso l’esposizione di un vasto numero di opere in edizione di multipli, così da rendere l’arte più accessibile dal punto di vista economico in una ‘forma’ che mette in discussione gli ideali di esclusività e autenticità. Molti dei lavori in mostra sono stati realizzati per l’occasione, con proposte di prezzi accessibili a una audience molto più ampia, annullando le barriere che si interpongono tra mercato dell’arte e visitatori. La produzione seriale, su cui si basa il consumismo, viene in questo modo applicata all’arte e a SupaVenezia sarà possibile trovare e acquistare multipli e libri d’artista. Parte del ricavato delle opere in vendita di SupaVenezia sarà devoluto a We are here Venice, un’organizzazione indipendente dedicata alla salvaguardia di Venezia come città viva. SupaVenezia coinvolge trenta artisti e 16 giovani curatori, provenienti da Australia, Sud Corea, Usa, Taiwan, Svizzera, Messico, Pakistan, Ucraina, Kazakistan, Brasile, Canada e Italia. Le opere esposte sono di: SupaVenezia: AGOSTINO, Moozhan Ahmadzadegan, Francesca Anfossi, Taylor Carruthers, Nina Ćeranić, Giorgia Agnese Cereda, Guendalina Cerutti, CHiNGLiSH WANG, Kate Davis and David Moore, Hannah Doucet, Saule Dyussenbina, Julia Frank, Zuza Golinska, Phillipa Horan, Steph Huang, Melanie Jackson, Hetty Laycock, Jin Joo Lee, Jaspar Joseph-Lester, Cosima Montavoci, Mila Morelli, Flore Mycek, Laura O’Neill, Iryna Ozarynska, Minjoon Park, Cullinan Richards, Filippo Rizzonelli, Henrique Schmeil, Ioana Maria Sisea, Francesco Snote, Saule Suleimenova, Sunset Yogurt, Patricio Tejedo, Jake Tilson, Fabiano Vicentini, Klaus Weber, Maria Xilo, Camille Yvert. Fino al 25 settembre.

aplusa.it

supavenezia

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Vivaci Trasparenze: ceramiche di Yaozhou dalla collezione Shang Shan Tang, Venezia

Le ceramiche cinesi delle manifatture di Yaozhou sono le protagoniste della mostra, a cura di Sabrina Rastelli, allestita al MAOV Museo d’Arte Orientale di Venezia. In particolare, fu proprio la fornace di Yaozhou (qui si trova il famosissimo esercito di terracotta del Primo Imperatore), attiva tra l’VIII e il XIII secolo, a diventare la manifattura più influente di tutto l’impero rivoluzionando la produzione di ceramiche celadon, realizzate in gres con uno strato di invetriatura verde-azzurra. Un genere di grande successo grazie alle sue tonalità verdi-azzurre che evocano la giada o la patina sui bronzi antichi, emblema della millenaria civiltà cinese. L’esposizione riunisce 96 opere, provenienti da una delle raccolte di ceramiche Yaozhou più complete al mondo, parte della collezione privata Shang Shan Tang, ripercorrendo la storia della fornace, già specializzata dal X secolo nella produzione di celadon di alta qualità e in seguito per la realizzazione di celadon dalle tonalità verde oliva con decori incisi sotto l’invetriatura, e indagando, in particolare, l’evoluzione tecnologica e decorativa. Il progetto espositivo, infatti, si sviluppa per temi, da quello tecnologico, legato alle sperimentazioni sofisticate dei ceramisti di Yaozhou e all’innovazione produttiva secondo le mode del tempo, all’esplorazione dei motivi decorativi intagliati, incisi, o impressi che contraddistinguono i celadon di Yaozhou. Alcune vetrine sono dedicate alla funzione delle forme, sia quelle utilizzate in ambito domestico che religioso (soprattutto buddhista). Un altro espositore riunisce differenti tipologie ceramiche, sottolineando come quelle verde oliva non fossero l’unica eccellenza delle manifatture di Yaozhou. Erano infatti famose anche per i generi rosso ruggine e nero, quest’ultimo monocromo o chiazzato di rosso con un effetto molto moderno. Fino al 23 ottobre.

coppia di tazze con motivo di tartaruga e di loto, grès con invetriatura verdeazzurra fornaci di yaozhou, periodo delle cinque dinastie 907960 o song settentrionale 9601127 collezione shang shan tang

Coppia di tazze con motivo di tartaruga e di loto, Grès con invetriatura verde-azzurra. Fornaci di Yaozhou, Periodo delle Cinque Dinastie (907-960) o Song Settentrionale (960-1127). Collezione Shang Shan Tang

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Festival della Nuova Città.Dialoghi sull’architettura responsabile, solidale e sostenibile, Fiesole (Firenze)

Architettura responsabile, solidale e sostenibile. È il focus che anima il Festival della Nuova Città, presentato dalla Fondazione Giovanni Michelucci a Fiesole, dal 9 all’1 settembre. Tre giornate di incontri per interrogarsi e indagare l’impatto della cultura architettonica sulle nuove trasformazioni sociali e ambientali, per fare il punto sul ‘fare architettonico’ in termini di responsabilità, misurabilità, sostenibilità ed etica, affrontando quelli che sono le tematiche della casa e del diritto all’abitare contemporaneo, della rigenerazione e della coesione sociale nelle città, delle infrastrutture e interconnessioni nella comunità globale. Il programma del festival prevede talk e incontri-conferenza con gli architetti: Gianni Biondillo parlerà della psicogeografia degli spazi urbani; Matteo Robiglio si occuperà del tema del nuovo abitare sociale in Italia e in Europa; Guendalina Salimei, fondatrice di T-Studio, porterà l’esperienza del processo di rigenerazione del complesso del Corviale a Roma; Raul Pantaleo, co-fondatore dello studio TAMassociati, svilupperà la tematica della progettazione per Emergency e delle strutture sociali; Luca Zevi affronterà il tema della città delle reti tra infrastrutture, ambiente ed energia. Il “Festival della Nuova Città” propone anche, attraverso le tematiche sviluppate nei tre convegni previsti, una riflessione sui contesti ambientali a scale diverse, casa, città e mondo; ‘La casa: accesso e diritto all’abitare’ (9 settembre), ‘La città: sostenibilità e coesione sociale’ (10 settembre), ‘Il mondo: reti, interconnessioni, la comunità globale’ (11 settembre). Il festival, che riprende nel nome la rivista ‘La Nuova Città’ fondata da Giovanni Michelucci nel 1945 quale momento di riflessione all’interno del dibattito culturale sulla città, si inserisce nell’ambito delle iniziative per i quarant’anni della costituzione della Fondazione Giovanni Michelucci.

www.michelucci.it

Land Art al Furlo, Fossombrone (Pesaro Urbino)

Prende il via dal 3 al 18 settembre Land Art al Furlo, per iniziativa della Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo, associazione culturale e residenza creativa impegnata nella salvaguardia della biodiversità, non solo vegetale, e nella difesa dell’arte sostenibile. Sono cinquanta gli artisti nazionali e internazionali, invitati a dialogare con il paesaggio, che partecipano al festival dell’arte e della musica, giunto alla sua XIII edizione e ospitato sul pianoro boscoso del Monte Paganuccio, nel Parco sculture a cielo aperto dove abitano le opere create negli anni passati. L’evento prevede non solo sculture e installazioni site specific, ma anche performance, mostre, murales, conversazioni, docufilm e video. Gli artisti ospiti: Niccolò Amadori, Angela Balducci, Sandra Bellini, Claudia Bellocchi, Devid Biscontini Giulia Brioschi, Antonio Caranti, Giulia Colombo, Pippo Cosenza, Sabrina Danielli, Raffaella Di Bello, Lavinia Fagiuoli, Maria Stefania Fuso, Nassim Honaryar, Gennaro Lanzo, Lozoodisimona con Calzuoli lab. Giuliano Mammoli, Mauro Paolini, Achille Quadrini, Sisto Righi, Irene Russo, Maria Elena Simoncini, Antonio Sorace, Cinzia Soverchia, Maria Virseda, Alessandra Wide, Federica Zianni. Land Art al Furlo è curato da Andrea Baffoni.

www.landartalfurlo.it

daniele accorsi

Daniele Accorsi

Il Festival delle Arti. Fabrizio Plessi: Secret Water, Todi Today e Progetti del mondo, Todi (Perugia)

Ospite del Festival delle Arti, che ha aperto a Todi, è Fabrizio Plessi, considerato il pioniere della video arte italiana. “Secret Water, Todi Today e Progetti del mondo”, a cura di Marco Tonelli è concepita come un’unica grande mostra articolata in tre location differenti della città umbra. “Per Plessi, l’attraversamento dei generi, l’ibridazione dei materiali, l’esaltazione del segno grafico come sismografo dei tempi sono elementi caratterizzanti la sua idea di arte, pensiero e creatività”, spiega Tonelli, “in un continuo scambio di energia che dagli anni Settanta a oggi lo vede protagonista della scena internazionale in quanto video artista e video scultore che ha saputo aggiornare la strumentazione tecnologica senza cambiare la concezione poetica del mondo”. “Todi Today” è una fontana digitale monumentale collocata in Piazza del Popolo fino al 25 settembre, un monolite elettronico bifacciale che si accende ogni giorno. In questa scultura alta 12 metri scorre acqua digitale, tema della ricerca artistica di Plessi, che sale per poi ricadere in un ciclo continuo. Per lo spazio sotterraneo delle Cisterne romane, oggetto di un intervento di riqualificazione, invece, l’artista emiliano ha realizzato “Secret Water”, quattro sculture che, come progetti permanenti, diventeranno parte del patrimonio culturale della città. Si tratta di quattro grandi ledwall verticali nei quali la tematica dell’acqua ritorna, con l’obiettivo di ricostruire storicamente il suo antico percorso per l’approvvigionamento della città, rendendo l’arte contemporanea ponte tra passato e futuro. Fino al 25 settembre rimane aperta anche la mostra “Progetti dal mondo” allestita nella Sala delle Pietre di Palazzo del Popolo, per presentare dipinti di grandi dimensioni realizzati da Plessi nel 2013 e mai esposti in Italia. Traendo ispirazioni da città come Roma, Bombay, Nagoya, Kyoto, Maiorca, Plessi ha realizzato queste tele che rappresentano una sorta di collage di schizzi, progetti, appunti evocativi e non descrittivi di video installazioni realmente realizzate o solo immaginate. In bianco e nero e caratterizzati da poche sfumature di colore, i dipinti esprimono la proiezione dei sogni e delle fantasie di un’artista per cui la pratica del disegno si lega all’umore dei luoghi, della storia e degli odori in cui si realizza. Il Festival delle Arti è concepito dalla Fondazione Progetti Beverly Pepper.

www.fabrizioplessi.net

olympus digital camera

ZOUHAIRBELLAHMAR

Giosetta Fioroni, Termoli (Campobasso)

A Giosetta Fioroni è dedicata la personale allestita negli spazi di Casa Museo Stephanus, curata da Giuseppe Benvenuto e Sara Maffei. L’intenso percorso artistico rivive nella selezione delle trenta opere esposte, mettendo in luce i tratti che più caratterizzano la poetica di Giosetta Fioroni. L’artista romana, “attraverso un’arte giocosa e leggiadra, ha saputo raccontare le donne, l’eleganza, la sensualità, gli sguardi, la moda e tutto un mondo interiore particolareggiato fatto di memorie, rimandi infantili, spunti fiabeschi ed elementi privati”, scrive Maffei nel testo che accompagna la mostra. Nata negli anni Trenta del Novecento, Giosetta Fioroni è allieva all’Accademia di Belle Arti di Roma di Toti Scialoja, un pittore e poeta italiano moto importante per la sua formazione artistica che l’ha influenzata nello stile degli esordi. Segue l’esperienza di Parigi, dove Fioroni frequenta le cinémathèque e si interessa al cinema d’avanguardia francese e americano, e proprio dallo stretto contatto con la fotografia in bianco e nero e con il cinema deriva l’uso dell’argento, una ‘fissazione’ della sua pratica artistica. Quindi, con il ritorno a Roma nel 1963, diventa la voce femminile dell’esperienza artistica della Scuola di Piazza del Popolo, accanto a Mario Schifano, Renato Mambor, Tano Festa, Pino Pascali e Franco Angeli. A partire dagli anni Sessanta fino alle ultime opere realizzate, i segni più riconoscibili nei lavori dell’artista sono pallide apparizioni velate, cieli, monti, vallate, case, sentieri, labbra, cuori, telefoni e stelle, elementi che delimitano ‘l’interno familiare’, insieme a lampadine, sbarre, rapidi movimenti e oggetti vari, mentre l’oro e l’argento sono colori che caratterizzano anche le opere più recenti presenti in mostra. “Giosetta Fioroni sa dipingere lievemente, con i mezzi più poveri, sfiorando appena le cose con la punta delle dita come per ravvivare l’impronta evanescente di memorie lontane”, ha detto di lei lo storico dell’arte Giuliano Briganti. A metà anni Sessanta dipinge una serie di quadri che si ispirano, a opere note di pittori italiani come Botticelli, Giorgione, Piero di Cosimo, Simone Martini, Carpaccio per reinterpretarne un dettaglio così da renderlo protagonista nei suoi lavori. Poi, a fine anni Sessanta l’interesse è per il mondo della fiaba; Giosetta Fioroni realizza i caratteristici ‘teatrini’, cassettine-teatro di legno dipinto al cui interno assembla ambienti immaginari pregnanti di memoria infantile, legati al mondo della madre marionettista. Dopo un’altra partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1993 (la prima nel 1964), nelle ultime opere, l’artista romana tende a ricreare nel quadro “uno spessore di sentimento che suoni come un segnale di appartenenza”, come afferma il critico d’arte Pier Giovanni Castagnoli. La Fioroni appartiene al mondo dell’infanzia attraverso il quale entra “in rapporto con le cose che ci circondano […] per avviarci a trovare il significato più profondo dell’esistenza, per aiutarci a trovare un senso alla vita”. Fino al 30 settembre.

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“Là dove muore, canta”. Rä di Martino, Otranto (Lecce)

Un progetto artistico che nasce dall’esplorazione, conoscenza e rielaborazione di un archivio. Rä di Martino ha studiato i materiali documentari, provenienti dall’Archivio Carmelo Bene, custodito nel Convitto Palmieri di Lecce, legati al lavoro intellettuale dell’attore e regista costituito da video, tracce audio, fotografie, manoscritti e circa seimila volumi della sua biblioteca personale, un tempo ospitata nella sua casa romana. Da questo percorso è nata la sua video installazione “Là dove muore, canta”, ospitata all’interno della Torre Matta, buen retiro di Carmelo Bene per molti anni. L’opera dell’artista visiva romana “non è un semplice omaggio al genio di Bene, bensì a una ideale riscrittura della sua opera, Di Martino infatti è stata in grado di rimetterla in gioco per investigare attraverso la propria ricerca ciò che è rimasto inespresso nel suo teatro”, commentano Luigi De Luca e Brizia Minerva, curatori del progetto. In particolare, per questo lavoro l’artista ha esaminato ed elaborato una serie di fotografie, alcune prove video e audio, agende con brani sparsi e appunti scritti da Carmelo Bene, oltre a libri appartenuti all’attore con post-it, note e segnature di sua man; quindi, ha selezionato due diari di appunti dal titolo “Il vampiro”, con note per uno spettacolo teatrale su Dracula. Da un’immagine ha potuto ricostruire la parvenza di Carmelo Bene e la sua voce nasce dalla rielaborazione di quella dell’attore Lino Musella. Bene riappare da un altrove per leggere alcuni brani presenti nelle sue due agende, nelle quali ha tracciato pensieri, suggestioni e appunti legati al personaggio del Vampiro, un’opera rimasta incompiuta. Fino al 2 novembre.

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L’agenda delle mostre da vedere questa settimana in tutta Italia